

Dal 17 al 20 luglio si sono riuniti a San Paolo circa 2.500 insegnanti di tutte le scuole mariste del Brasile, più vari invitati, tra cui Fr. Mario Meuti, direttore dell’ufficio FMSI di Roma e altri membri dell’Amministrazione Generale dei Fratelli Maristi. Dopo la solenne apertura della prima sera, alla presenza di autorità locali e nazionali, il convegno è entrato nel vivo partendo proprio da un tema chiave: diritti dell’infanzia e educazione, svolto dal Dott. Norberto Liwski, medico pediatra argentino, Vice-presidente del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia dal 2003 al 2007 e tuttora attivo promotore di essi in tutta l’America Latina.
L’idea di UMBRASIL(Unione Marista del Brasile), l’ente organizzatore dell’evento, era proprio di dare un preciso orientamento ai tanti educatori presenti: ripensare l’educazione dei bambini e dei giovani nella prospettiva dei diritti. Che cambia questo nel lavoro quotidiano? E’ la domanda che il relatore ha posto fin dall’inizio… Per rispondere ha ricordato i 4 principi fondamentali su cui si basano i tutti gli articoli della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza: il superiore interesse del “minore”, il suo diritto vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, la non discriminazione e l’ascolto delle sue opinioni. Tali principi, sottolinea più volte Norberto Liwski, non sono separabili: ogni azione a favore dei ragazzi deve tenerli presenti nel loro insieme. Se parliamo di diritto all’educazione e giustamente lo enfatizziamo, non possiamo dimenticare di porre l’attenzione su altri aspetti, perché il ragazzo che abbiamo davanti è “uno”. La scuola e tutto l’ambito educativo non sono esenti dalla domanda su quanto sono interessati a vigilare sulla non discriminazione dei singoli o di gruppi minoritari, o sui problemi quotidiani dei ragazzi fuori dei momenti comuni… cioè a che tutti gli altri diritti siano garantiti.
Ma c’è uno dei principi che dovrebbe ispirare l’azione educativa quotidiana: l’ascolto del bambino e del ragazzo, vale a dire l’impegno a renderlo protagonista della propria crescita… E su questo c’è da rivoluzionare molta dell’esperienza degli educatori. Teoricamente lo sappiamo da tanti illustri pedagogisti, ma di fatto il principio non è per nulla generalizzato nella didattica scolastica e nell’approccio educativo in genere. Lo stesso Norberto Liwski riconosce che il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia, pur avendo spesso posto l’accento sul diritto dei ragazzi ad essere protagonisti, dopo oltre 20 anni di attività non ha raggiunto su questo punto risultati significativi. Eppure questo non può essere un atto decorativo utile per i congressi di educazione, ma deve diventare elemento centrale di una nuova pedagogia partecipativa. La sfida è aperta, e non riguarda solamente la scuola e il mondo dell’educazione, ma anche la famiglia, la politica, tutta l’organizzazione e la vita sociale. Educare è difficile e nessun paese, nemmeno i più sviluppati, hanno trovato la formula che garantisce risultati.
Aveva ragione Marcellino Champagnat, - ricorda Fr. Bené De Oliveira a conclusione della conferenza - quando diceva: “Educare i ragazzi è un mestiere più grande che governare il mondo”; Fr. Bené ricorda anche quanto Champagnat sottolineasse l’idea di educazione integrale, cioè prestare attenzione a tutti gli aspetti della vita dei ragazzi. E conclude con un’altra frase di Marcellino che esprime la sintesi e l’attualità della pedagogia marista: “Per educare bene i ragazzi occorre amarli e amarli tutti in ugual misura”.